Slitta ancora in avanti la telenovela del reddito minimo garantito per i precari del Lazio (580 euro al mese, fino a un tetto di 7000 euro l'anno).
Questa mattina, infatti, la Regione ha deciso che sarà possibile fare le richieste d'assegnazione solo "tra la fine di agosto e la fine di settembre", con l'erogazione del contributo, da parte delle Poste, che dovrebbe partire "a novembre". Sempre che la futura graduatoria d'assegnazione non vada incontro ad intoppi burocratici.
La nuova disposizione temporale si trova sul sito web istituzionale (CLICCATE QUI) e ci è stata confermata anche dall'Urp regionale.
Ancora a bocca asciutta, quindi, i precari del Lazio, che continuano ad aspettare l'applicazione di una legge approvata in primavera e che fatica a decollare. Anche i sindacati hanno fatto più volte la voce grossa, perché i tanto attesi moduli di richiesta sarebbero dovuti arrivare prima a fine giugno, poi a metà luglio e oggi, scopriamo, non arriveranno prima di fine agosto. Sperando che sia la volta buona, anche perché siamo già a due terzi del 2009...
Pazientate gente pazientate e nel frattempo controllate di avere tutti i requisiti per fare la domanda. C'è precario e precario, tenetelo bene a mente.![]()
La vignetta viene da QUI
Reddito minimo, slitta ancora di un mese
Pubblicato da ioPrecario Etichette: lazio, precari, reddito minimoSignori e signore, un attimo d'attenzione prego! Finalmente il progetto teatrale "Metrocubo" ha preso vita e domani ci sarà la prima rappresentazione nazionale!
L'amico e regista Roberto Caccavo (eccolo qui sotto in azione!) è pronto a mostrare al mondo la sua creatura precaria, creatura che questo blog ha contribuito a far nascere.
L'appuntamento è fissato per le 22 di domani, 25 luglio, al Collinarea Festival 2009, all'interno del cortile del castello di Lari, in provincia di Pisa.CLICCATE QUI PER GOOGLE MAPS
Anch'io sarò presente all'evento e sono convinto che sarà una bella serata.
Di seguito una breve presentazione dell'esperimento teatrale, una sorta di reality da palco con un unico concorrente:
"Ho difficoltà a riquadrare le cose.
Un uomo in scena con il proprio microcosmo abitativo, un metro-cubo o poco più di casa dove vivere, un rifugio segreto dove nascondersi, un minimo necessario garantito, un'isola mentale e fisica, una prigione, una tomba per vivi, un non-luogo claustrofobico o di liberazione. Un uomo in scena con la propria vita, la propria storia. Un uomo a cui non è stato detto di essere quella sera l'unico protagonista di uno spettacolo che non esiste. Questo è un (non) spettacolo della precarietà, del teatro e della vita o della vita del teatro o del teatro della vita o della vita in teatro; è una presa di posizione, è un vero reality, un progetto sulla quotidianità, il piano emblematico di una società dell'esclusione, è l'estrema conseguenza che si traduce in grottesca, solitaria, litania popolare. All'interno della casa, oltre all'attore in carne e ossa, vivrà come entità virtuale l'implacabile tivvù di Andrea Cosentino: l'autarchico-demenziale Telemomò, una prospettiva sghemba e paradossale sul voyeurismo dello spettatore".
"...ed è proprio in questi tempi che si materializzano piccoli sogni, è come se ti venissero a cercare loro."
Per informazioni e prenotazioni, c'è il numero 338495981 oppure la mail info@babalush.it. E se ancora non vi basta CLICCATE QUI per il sito ufficiale del festival.
Partecipate numerosi!
Reddito minimo garantito, chi può chiedere i soldi alla Regione?
Pubblicato da ioPrecario Etichette: lazio, precari, reddito minimoCari lettori precari, eccomi di ritorno su questo blog!
E’ da circa due mesi che non scrivo più una riga sul meraviglioso (ok, sono ironico) mondo del precariato, ma non preoccupatevi: non ho trovato un lavoro stabile, sono ancora precario. Anzi, sono tornato studente. Ho deciso infatti d’intraprendere l’ennesimo investimento in formazione della mia vita e così dovrò ancor di più stringere la cinghia, sperando che sia la volta buona. In alternativa mi aprirò un bar sulla spiaggia…
Cmq non sto postando per raccontare i fatti miei (che credo abbiano interesse davvero limitato), ma per parlare degli aiuti pubblici ai precari. Mi riferisco al reddito minimo garantito nel Lazio, un esperimento pilota partorito dal governo Marrazzo e che ha l’obiettivo di dare aiuti economici a disoccupati e atipici. Le domande sono già aperte da un paio di settimane, i cittadini laziali possono rivolgersi ai Municipi di Roma o al proprio comune capofila (in genere il capoluogo di provincia) o agli Urp della Regione per la compilazione e per avere tutte le informazioni del caso. Peccato che i moduli non siano ancora disponibili. La Regione non ha dato date certe nella legge pubblicata nel BURL (CLICCATE QUI PER LA LEGGE), anche se sembra che i tanto attesi fogli di carta (fonte Cisl) arriveranno negli uffici pubblici dal 15 di questo mese. Occhio, però, che si tratta solo di una promessa fatta dall’ente pubblico ai sindacati. Per quanto mi riguarda, seguo la filosofia di San Tommaso…
Passando alle cifre, vi dico subito che parliamo di roba consistente: 580 euro al mese per precari o disoccupati e fino a 7000 euro l’anno. Il tetto di spesa è di 20 milioni di euro, ma potrebbe essere raddoppiato. I fondi verranno stanziati dopo la composizione di una graduatoria.
Un aiuto niente male per chi è abituato a fare i salti mortali per pagare l’affitto o fare la spesa.
Ci sono però diversi inghippi, a mio avviso usciti solo ora perché fino ad un mese fa eravamo in campagna elettorale…
Prima di tutto è una misura che si applica solo a chi ha tra i 30 e i 45 anni, quindi chi non rientra in questa fascia si attacca.
E i giovani? Tanto fino a 30 anni stanno a casa con mammà e papà e chisseneimporta se hanno voglia di uscire dal natio ostello e farsi una famiglia. Si arrangino che per loro non c’è posto. Per non parlare, poi, degli over 44. Gente che, mediamente, ha famiglia e figli a carico, che ha ancor più difficoltà dei giovani a riciclarsi in ambito lavorativo, ma che non potrà chiedere alcun aiuto alla Regione…
Poi c’è il tetto di reddito, stabilito a non più di 8mila euro dichiarati nel 2008. Decisamente basso, qui non parliamo di atipici, qui parliamo di poveri. Basta guadagnare 700 euro netti al mese per sforare il tetto. Una cifra ridicola di questi tempi.
Poco o niente, infine, si dice per chi è precario E deve pagarsi un affitto, magari perché è un fuorisede costretto a vivere lontano da casa (ma sempre all’interno della regione) per motivi di lavoro. C’è solo una piccola voce dedicata a chi è in “dichiarata emergenza abitativa”. Ok, bene che ci sia almeno quello, ma l’esercito di laziali, che magari lavorano per 600 euro al mese e devono pagarsi una stanza a Roma dove li mettiamo? Niente punti in più per loro, in fondo sono abituati alle acrobazie…
VIGNETTA PRESA DA QUI
Oggi è il Primo Maggio, festa dei lavoratori. Come ogni anno arriva con il suo contorno di concertone romano, discorsi sindacali e bandiere al vento delle diverse tonalità del rosso. E' giusto che esista una festa dei lavoratori? Credo di sì, anche se mi dà sempre quel gusto di ghettizzazione come la festa della donna...
E' giusto che festeggino anche gli atipici? Credo proprio di no. Oggi si festeggiano le vittorie sindacali, le conquiste dei lavoratori dal secondo dopoguerra in avanti. I precari cosa avrebbero da festeggiare? I contratti a termine selvaggi? I contratti a progetto senza ferie, senza malattia e senza contributi? La verità è che il precariato ha azzerato le conquiste dei lavoratori, ottenute anche attraverso l'opera di Cgil, Cisl e Uil, questo bisogna ammetterlo.
Ma dov'erano i sindacati quando è arrivata l'onda atipica? Ah già, erano impegnati a difendere i loro iscritti, quelli a tempo indeterminato e con la tessera. E così eccoci qui. Buon Primo Maggio, ma non festeggiate troppo la festa dei lavoratori. Noi siamo solo degli invitati a tempo. Bisogna camminare in punta di piedi. 
Rieccoci qui, dopo una pausa di riflessione un po' lunghetta... Non vi preoccupate: non ho ancora trovato lavoro! Però sono un disoccupato davvero impegnato ultimamente...
Stavolta voglio farvi sorridere (spero) con i dieci comandamenti del precario. Immagino di non essere il primo a scrivere cose del genere, ma vi assicuro che è tutta farina del mio sacco. Al massimo, se vi fanno schifo, saprete a chi dare la colpa.
I dieci comandamenti del precario:
Non desiderare un lavoro a tempo indeterminato, atipico è più bello
Non provare a farti una famiglia, i single vanno di gran moda
Non pensare di aprire un mutuo e comprarti casa, in affitto si vive benissimo
Non desiderare stabilità perché non ne avrai
Non fare progetti a lungo termine, perché i contratti vanno vissuti giorno per giorno
Non andare in vacanza e resta sempre in attesa di un ingaggio, così risparmi pure sulle ferie
Non provare ad ammalarti, perché sennò ti salta il rinnovo
Non ti preoccupare della tua professionalità, servono ingranaggi sostituibili, mica persone capaci
Non ti affezionare troppo ai colleghi, saranno tuoi colleghi per poco
Non pensare alla carriera, tanto non la potrai mai fare
E se dopo tutto questo hai ancora voglia di lavorare, complimenti davvero. Sei uno che ha un palmo di pelo sullo stomaco e che forse un contratto a progetto di tre mesi potrebbe anche riuscire a strapparlo… Crisi permettendo…
Intervista esclusiva, parla Guglielmo Rositani del Cda Rai...
Pubblicato da ioPrecario Etichette: intervista, raiNOIPRECARI OFFRE UN'ESCLUSIVA NAZIONALE. Sì perché sono riuscito ad intervistare, dopo un mese e mezzo d'inseguimento, il nuovo consigliere anziano del Cda Rai, Guglielmo Rositani.
Visto che questo blog parla di precariato e che i media sono uno dei settori in cui il precariato è più feroce, credo che questa intervista possa interessare i miei lettori. O almeno spero vi possa incuriosire. La mia intervista è stata pubblicata oggi anche sul Tempo, edizione Lazio Nord.
Giacca verde e pantaloni blu, Guglielmo Rositani è un politico di lungo corso, ma di certo non ha mai perso l’aria da professore. D’altronde lui il professore l’ha fatto davvero: 28 anni come insegnate dell’istituto tecnico commerciale di Rieti non passano inosservati.
Raggiungiamo il consigliere anziano del nuovo consiglio d’amministrazione Rai nella piazza del Comune di Rieti, comodamente seduto davanti al bar Quattro Stagioni. Rositani stringe mani e raccoglie complimenti, ma non parla volentieri della televisione nazionale né di politica. Non concede interviste e noi abbiamo dovuto inseguirlo per settimane. E alla fine ce l’abbiamo fatta.
“Niente politica e niente domande sul futuro della Rai – ammonisce subito - Sono un consigliere di maggioranza in un cda appena insediato e alle parole preferisco i fatti”. Però acconsente a sentire tutte le domande in programma e, da come sorride tranquillo, capiamo che c’è spazio di manovra.
Cominciamo dal principio, cioè dalla notizia della nomina. Rositani è entrato nel cda di via Mazzini lo scorso 18 febbraio, ma a Rieti si rincorrevano, già prima di Natale, voci e mezze certezze sulla sua futura nomina. Ma lui, Rositani, quando lo ha saputo ufficialmente?
“Mi è stato detto direttamente dal presidente della Camera Gianfranco Fini – ci risponde – Eravamo a Roma, nel suo studio, e mi confidò di volermi affidare questo incarico in Rai oppure il sottosegretariato ai Beni Culturali. Io dissi che avrei preso quello che veniva prima e così è stato”.
Rositani, lei è sindaco di Varapodio, il suo paese d’origine in Calabria, membro del Cda Rai (azienda nella quale è rientrato, dopo aver fatto parte del Collegio sindacale Rai dall’86 al ’92) e di quello per il Ponte sullo Stretto di Messina. Fino a due settimane fa faceva parte anche del direttivo nazionale di An. Ma come riesce a conciliare tutti questi impegni?“Il mio normale giorno di lavoro è molto faticoso, ma io non sono un carrierista e per questo riesco a fare molto di più dei carrieristi, che fanno qualcosa solo in funzione del gettone di presenza. E’ ovvio che il gettone conta anche per me, sarei ipocrita a negarlo, però è l’ultima delle mie preoccupazioni”.
Ma come si svolge una giornata tipo di Guglielmo Rositani?
“Dal lunedì al venerdì e dalle 10.30 alle 21 sono in Rai e nella pausa pranzo, mi dedico al cda del ponte sullo Stretto. Per fortuna la carica di sindaco di Varapodio è più una questione sentimentale che amministrativa, e poi posso contare su un valido vicesindaco, che gestisce il comune senza che io debba recarmi in Calabria più di una volta al mese. Il partito vorrebbe che entrassi anche nella commissione nazionale dello spettacolo, ma onestamente non credo di potercela fare. Sono lusingato dall’offerta del Pdl, perché è un riconoscimento alla mia capacità d’intervenire in situazioni complesse, ma la Rai assorbe quasi tutte le mie energie”.
Rimanendo in casa Rai, conosceva già il nuovo direttore generale Mauro Masi e il presidente Paolo Garimberti prima che arrivassero ai vertici dell’emittenza nazionale?
“Li conoscevo entrambi prima delle nomine. – continua Rositani – Garimberti è un giornalista serio e stimato, che seguo dai tempi delle sue corrispondenze dall’America e dal Vietnam. Mentre sono stato io stesso a proporre, in termini formali e in sede di cda, il nome di Mauro Masi come direttore generale. Apprezzo le sue qualità di manager e sono certo che saprà subito calarsi all’interno dell’azienda e prendere le decisioni giuste”.
Visto che siamo in argomento, quali sono le priorità della “sua” Rai?
“Razionalizzare i costi e migliorare la qualità dei programmi. Sono i due punti cardine su cui dovremo lavorare nei prossimi tre anni”.
Con un reatino d’adozione nel cda (Rositani è in città dal 1965 ndr), cambierà qualcosa nel rapporto Rieti-Rai?“Di sicuro ci saranno ricadute sul territorio, sia a livello di visibilità che di possibilità turistiche. Ho in mente grandi cose per il 2010, ma è presto per parlarne. Certamente Rieti e provincia dovranno essere più presenti nel Tg regionale di Rai Tre. Uno dei miei primi obiettivi è quello di riattivare un’efficiente copertura giornalistica sulla nostra provincia”.
Ma qual è il Rositani pensiero sulla recente nascita del Pdl? Non ci sono possibilità che si verifichino lotte intestine come è avvenuto e sta avvenendo all’interno del Pd? Rositani sospira, ci ricorda che la politica doveva essere un argomento tabù, ma che, in fondo, un piccolo strappo alla regola potrebbe anche farlo.
“C’è una differenza sostanziale tra noi e il Pd. – risponde - La loro è stata una fusione fredda e violenta. Il Pdl, invece, è nato dopo un lungo fidanzamento. E’ l’evoluzione naturale di alleanze che sono cominciate nel 1994 e che hanno dimostrato negli anni di essere solide e serene. Il nuovo partito è nato sotto i migliori auspici”.
Guglielmo Rositani è nato nel 1938, è stato quattro volte deputato e l’incarico in Rai durerà per i prossimi tre anni. Cosa vede ancora nel suo futuro? Pensa di ritornare nell’arena politica dopo l’incarico di via Mazzini?“Questo davvero non lo so – ride – Di certo, ho intenzione d’andare avanti altri 70 anni. Berlusconi dice di poter arrivare fino a 120 anni e io non voglio essergli da meno. Scherzi a parte, finché ci saranno l’entusiasmo e la voglia di fare a tenermi in piedi, andrò avanti. Quando finiranno, sarà arrivato il momento della pensione. Ma credo proprio che quel giorno sia ancora lontano”.
Una città è stata dilaniata stanotte. Lo sapete già tutti: L'Aquila è stata duramente colpita dal sisma di questa notte. Le vittime sono decine, i bilanci parziali hanno già superato quota novanta e alcuni di loro sono bambini. Anche a Rieti, la mia città, abbiamo sentito la terra tremare. Siamo stati svegliati nel cuore della notte e molti si sono riversati in strada. Anche Rieti è zona sismica e L'Aquila è a circa un'ora di macchina dalle nostre case. Da sempre i reatini vanno all'università o per lavoro all'Aquila e questa mattina ho dovuto fare un lungo giro di telefonate per assicurarmi che tutti i miei amici stessero bene. E per fortuna tutti stanno bene, anche se la lista di dispersi è maledettamente lunga.
Mi sento colpito come fosse successo sotto casa mia. Stavolta il precariato non c'entra, c'è la vita e la disgrazia che irrompono e bisogna lottare per salvare il possibile. Allora mi sono chiesto cosa posso fare? Cosa posso fare mentre i soccorritori scavano e salvano vite? Posso fare il mio lavoro, il giornalista, spiegando dove e come si può dare una mano. Possiamo donare il sangue, fare donazioni ad associazioni (serie ed organizzate mi raccomando), che porteranno letti e pasti caldi ai sopravvissuti, possiamo mettere a disposizione la nostra seconda casa o una stanza per ospitare i cugini abbruzzesi che hanno perso tutto. Insomma possiamo fare tanto.
Donazioni del sangue: contattate l'Avis CLICCATE QUI oppure chiamate lo 06/491340 se siete del Lazio. In alternativa, recatevi nell'ospedale della vostra città. Nel Lazio, i centri di raccolta sono QUESTI QUI. L'Avis ha una struttura capillare sul territorio nazionale e ovunque voi siate, potrete contribuire.
Donazioni: l'Ansa riporta alcuni indirizzi utili in Abruzzo CLICCATE QUI. Ma se non siete in Abruzzo, contattate le Caritas diocesane. Sono già partite le raccolte fondi e l'ente ecclesiastico ha una lunga storie d'intervento e d'aiuto in casi di catastrofi naturali. Per i reatini, la Caritas diocesana di Rieti ha fatto partire una sottoscrizione nella sede della Curia vescovile, in via Cintia. E' possibile donare anche versando i soldi nel cc dedicato aperto presso l'Unicredit Banca di Roma in piazza Cesare Battisti. Il cc è il numero 000005208129 Abi 2008 Cab 14603 specificare "Terremoto in Abruzzo". Anche la Caritas di Roma ha fatto partire una sottoscrizione, la trovate QUI.
Sempre per chi è di Rieti e dintorni, c'è la possibilità di donare acqua e coperte in piazza Vittorio Emanule II. La raccolta è organizzata da Azione sociale e si svolgerà oggi dalle 16 alle 20 e nei prossimi giorni dalle 10 alle 20. Sarà possibile consegnare il materiale anche nella sede di Area, in via Terenzio Varrone 140, e presso la piscina comunale del centro sportivo Asi di Cittaducale.
Solidarietà, altri indirizzi utili a Rieti:
CRI – Croce Rossa Italiana - Via Carocci n. 8 - Raccolta: viveri, vestiario nuovo.
Centro Giovanile - Piazza Angelucci telefono 0746/297828. Punto raccolta davanti al centro commerciale Perseo.
“Azione Sociale” “Teseo Tesei” “Associazione Sportiva Italiana” - Archi del Comune di Rieti, fino a oggi alle 18. Raccolta: acqua, viveri e coperte
Caritas via Sant’Agnese 0746/253641 - punti di raccolta: via Sant’Agnese (solo di mattina), chiesa San Michele Arcangelo e “Recuperandia” in piazza Oberdan. Raccolta denaro.
Donazioni telefoniche: Basta mandare un sms al numero 48580 per donare un euro ai terremotati. I fondi saranno gestiti dalla Protezione Civile e si può donare con qualsiasi operatore telefonico.
Accoglienza sfollati: Contattate l'ufficio gestione emergenze della Protezione Civile per mettere a disposizione la vostra seconda casa o una stanza per accogliere chi ha perso tutto. Potete farlo attraverso il sito del TG1CLICCATE QUI oppure chiamando il numero verde regionale della protezione civile, quello del Lazio è l' 803555.
Per il momento è tutto, ma vi terrò aggiornati. Mi raccomando: ognuno può fare la sua parte!
Salve ragazzi e gentili lettori! Oggi non vi voglio ammorbare con terribili statistiche e lamentazioni sul mondo del lavoro (tanto lo sapete già che siamo in un mare di guano, non serve che ve lo ricordi di continuo...).
Volevo, invece, rendervi partecipi di una bella iniziativa. noiPrecari e me medesimo faremo parte "virtuale" dello spettacolo teatrale Metrocubo, che il regista e attore Roberto Caccavo sta preparando in queste settimane (trovato la sua pagina personale nel menù a destra). Metrocubo è uno spettacolo sulla precarietà della vita ai nostri giorni e appena Roberto e io ci siamo sentiti abbiamo capito che potevamo lavorare insieme.
Insomma un pezzetto di Metrocubo partirà da qui, da noiPrecari. Onestamente ne sono un po' orgoglioso, perché significa che qualcosa si può muovere davvero e che piano piano possiamo far sentire la nostra voce. Ora possiamo solo incrociare le dita e sperare che il tour teatrale di Metrocubo possa essere il più lungo e fortunato possibile. Vi farò sapere per la prima.
Statemi bene. Tenete duro e fate il tifo per questo piccolo blog che vuole combattere e sopravvivere.
Obama chiede e ottiene la testa dell'ad di General Motors Wagoner come precondizione per l'erogazione di fondi pubblici e qualche giorno fa 24 manager del colosso assicurativo a stelle e strisce AIG hanno restituito allo Stato federale 50 milioni di euro (provenienti da aiuti anti-crisi), che si erano ridistribuiti come premio produttività. Certo che l'America è uno strano paese, sembra addirittura che lì chi sbaglia paghi davvero. D'altronde la crisi è colpa loro (o almeno principalmente colpa loro), quindi è meglio che si rimbocchino le maniche, su questo non ci piove.
Ma in Italia? Non scherziamo... Che forse qualche manager nostrano è stato defenestrato per aver fatto colare a picco Alitalia? E quelli che nel corso dei decenni hanno alimentato disavanzi da urlo nelle Ferrovie dello Stato?
Obama, tra i suoi primi atti postinsediamento, ha bloccato gli stipendi di tutti i funzionari governativi che guadagnavano oltre una certa soglia annua. Il principe William d'Inghilterra volerà in classe economica per ammortizzare le spese. E in Italia? Qualcuno ha sentito anche una sola proposta di abbassarsi lo stipendio da parte dei nostri augusti parlamentari? Che per inciso sono i più pagati al mondo... Qualcuno ha sentito parlare di abbassare gli stipendi dei manager pubblici? C'è stata qualche timida mezzavoce, ma tutto è stato coperto in un battibaleno.
Perché? Perché siamo un paese di ipocriti. Perché ci riempiamo la bocca di lavoro che non c'è e crisi economica, ma poi ognuno bada al suo orticello. E i peggiori sono quelli che non avrebbero bisogno, i ricchi e i privilegiati del sistema. Quelli che dovrebbero dare l'esempio, tracciare la rotta prima con i fatti e poi con le parole. Non importa quanto si potrebbe risparmiare realmente, importa il gesto in sè.
Ma no, i sacrifici facciamoli fare ai precari, ai disoccupati, alle famiglie monoreddito, ai pensionati. Loro sono abituati a soffrire, hanno la scorza dura, sopravviveranno. Grazie davvero, ne avevamo bisogno.
Le richieste dei sussidi di disoccupazione sono aumentati di quasi il 50% nei primi due mesi del 2009. In crescita del 46% per essere precisi (fonte Ansa). Non è un dato elettorale, politico o sindacale: sono dati Inps. Quindi certi e ufficiali. Sono 370561 i lavoratori italiani rimasti al palo e che hanno deciso di ricorrere al sussidio di Stato. Rispetto allo stesso periodo del 2008 sono 166983 in più, praticamente una città come Terni.
Con questi dati, potrei gonfiare le penne come un pavone e cominciare a dire:"Ve l'avevo detto io! L'avevo detto che servivano correttivi, che la crisi si sarebbe scaricata sui lavoratori e che così non possiamo più andare avanti". Ma onestamente, ho solo voglia d'intristirmi e tacere. Non tanto per la disoccupazione in sè, che è comunque cosa drammatica, quanto per le prospettive.
Dall'Europa ci fanno sapere (e anche nel resto del mondo sono concordi) che non ci sarà ripresa almeno fino al 2010. E nel frattempo? Cosa faranno i padri di famiglia che hanno perso il lavoro, le madri single, i giovani che magari pensavo di sposarsi e invece si attaccano al tram? Aspetteranno e forse dovranno tornare all'arte di arrangiarsi. In ogni caso, i lavoratori disoccupati che hanno diritto al sussidio sono dei privilegiati. Perché c'è chi aveva contratti a progetto e non ha diritto ad una beneamata, perché c'è chi non ha abbastanza contributi per chiedere soldi all'Inps e intanto non lavora, perché c'è chi è stato licenziato da un'azienda che ha meno di 15 addetti e quindi non ha diritto alla cassa integrazione (mentre la Fiat sì, l'Alitalia sì, ecc ecc...).
Insomma ci sono disgraziati di serie A e di serie B, una suddivisione valida in tutti i campi della vita.
Cosa posso fare per voi? Darvi i link con tutte le informazioni per chiedere la disoccupazione sia ordinaria che straordinaria (CLICCATE QUI oppure QUI) E speriamo che non vi servano.
